mercoledì 24 ottobre 2018
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Alla scoperta di Casa Humanitas, dove il dopo di noi è già realtà

Fonte: medium.com

Uno dei momenti fondamentali nella vita di ogni persona è andare a vivere per conto proprio. Ognuno ci arriva in modo diverso: c’è chi è andato a studiare in una nuova città, chi dopo aver trovato il primo lavoro, oppure chi è “quasi” scappato allo scoccare del diciottesimo anno d’età.

Spesso e volentieri l’abitazione è divisa con altre persone e, nei buoni casi, questo crea alchimie che durano negli anni. Magari sono sistemazioni molto semplici: una sola stanza con uso della cucina e arredata alla bell’e meglio.
Ma casa è dove si trova il cuore, diceva il saggio romano.

E poi c’è qualcuno che, in determinate situazioni, aiuta questi cuori a trovare il loro posto: è il caso della Fondazione Ora con noi, nata nel 2015 dall’impegno di Humanitas Scandicci, Humanitas Firenze, CUI I Ragazzi del Sole e Casa dell’Iris. Questa fondazione di partecipazione si occupa di trovare una casa alle persone con disabilità.

“Tutto è iniziato nel 2001 con la onlus CUI I Ragazzi del Sole” racconta Patrizia Frilli, vice presidente di Ora con noi e presidente della onlus CUI I Ragazzi del Sole “con un progetto dove lavoravamo sul durante noi.”

Durante un’emergenza in famiglia, come il ricovero di un genitore, i figli disabili vengono lasciati soli

Il durante noi è quando i genitori o i parenti stretti di una persona disabile sono vivi ed in grado di seguire e gestire la vita quotidiana, il dopo di noi è quando non ci sono più.
“Quando c’è un’emergenza in famiglia, come un ricovero di un genitore, quello che succede ai figli disabili è molto semplice” continua Patrizia “vengono lasciati da soli e questo è molto traumatico.”

In quegli anni non c’era nessun programma per queste situazioni, così le associazioni si rimboccarono le maniche: dovevano trovare un modo per abituare le persone disabili ai naturali distacchi dai genitori.

Inizialmente presero un appartamento a Scandicci, che diventò la Casa Viola, ancora in piena attività. Qui diversi ragazzi disabili possono abitare per brevi periodi, seguiti sempre da operatori qualificati.
Questo serve moltissimo ai ragazzi che imparano a conquistare, passo dopo passo, una sana autonomia dall’ambiente familiare.

Il rischio che corrono le persone disabili che rimangono da sole è molto semplice: vengono mandate in una RSA, ovvero residenza sanitaria assistita. Luogo dove lo stato si prende cura degli anziani non autosufficienti e dei malati gravi.

“Questo è mortificante per una persona disabile, che può ritrovarsi da sola anche in giovane età.” spiega Patrizia. Ed in effetti non è difficile da immaginarsi: da un giorno all’altro ci si trova a vivere in un ambiente molto strutturato, con persone che magari hanno dai 30 ai 50 anni di più e con esigenze molto diverse.

Dopo di noi

Iniziare a pensare al dopo di noi è stato un passaggio naturale. I genitori si sono chiesti:“Cosa succederà quando non ci saremo più?
Questo se lo è chiesto anche lo Stato che ha cercato, tramite la nuova legge sul dopo di noi, di fornire degli strumenti legali per agire su questa situazione.

“La Fondazione Ora con noi nasce per rispondere alle perplessità di genitori e associazioni sul futuro delle persone disabili” spiega Giuseppe d’Eugenio, presidente di Ora con noi “i genitori possono predisporre di lasciare i loro beni mobili e immobili alla fondazione, che si prenderà cura del loro figlio o figlia disabile.”

“Se poi la fondazione, in un remoto futuro, dovesse chiudere, tutti i beni di ogni sorta dovranno essere lasciati ad un’altra organizzazione benefica di scopo il più simile possibile”.

Cos’è Casa Humanitas

Casa Humanitas è una struttura residenziale pensata per ospitare 10 persone con disabilità. Un progetto all’avanguardia per garantire un futuro abitativo quando verrà a mancare il sostegno delle famiglie.
I ragazzi che verranno a viverci seguiranno percorsi educativi specifici, mirati alla loro autonomia. Verranno inseriti gradualmente: prima staranno solo il weekend, poi solo i feriali. Poi un mese intero e piano piano fino a che il gruppo famiglia, come è chiamato un nucleo di 5 ragazzi, non sarà stabile e formato.

I futuri inquilini saranno in parte proposti dalla Fondazione e valutati dagli assistenti sociali e dall’Unità di Valutazione Disciplinare, che è un equipe di medici che fa un’analisi clinica e psicologico-sociale. Una volta confermati potranno finalmente iniziare a vivere da soli.

Non siamo noi a scegliere cosa fare ogni giorno, ma sono loro a decidere” ci spiega Marco Locci, coordinatore della cooperativa il Girasole “nel pomeriggio si farà una piccola riunione con tutti gli inquilini e decideranno tutti insieme cosa preparare per cena: si fa la carne o la pizza? Si guarda la televisione o facciamo un gioco? Uguale per il fine settimana: partita della Fiorentina, gita fuori porta o discoteca? Questo è quello che già facciamo in altre case, dove gli inquilini non sono fissi come qui.”

La casa e le sue persone avranno bisogno di tante attenzioni: ci saranno da organizzare gli spostamenti dei ragazzi perché la mattina vanno in centri sociali o a lavorare. Da coordinare le attività pomeridiane, serali e festive. Per tutto questo ci sono gli operatori della cooperativa Girasole: quando c’è anche solo una persona disabile in casa, c’è anche un operatore. Fanno i turni di notte e sono sempre presenti anche nelle attività esterne.

“Il lavoro degli operatori è fondamentale” racconta Giuseppe “e a loro sostegno ci saranno anche i volontari della fondazione. Non solo ma hanno già dato la loro disponibilità nel dare ulteriore aiuto sia l’Humanitas di Scandicci sia quella di Firenze.”

Nel mezzo tra Scandicci e Firenze

Siamo in piena Badia a Settimo, paese che deve il suo nome all’Abbazia dei santi Salvatore e Lorenzo a Settimo. Uno splendido monastero romanico del X secolo con un bellissimo campanile esagonale ricostruito dopo la seconda guerra mondiale.

Dalla cima di quel campanile, guardando verso est a poco più di 100 metri, si vede un ampio edificio a due piani. Al piano terra c’è la casa del popolo di Badia a Settimo con il suo bar e le sue sale. Sul lato sinistro c’è una sede distaccata dell’Humanitas di Scandicci, proprietaria della costruzione, ed occupa anche parte del grandissimo cortile con i suoi mezzi d’emergenza.

“Il primo passo per realizzare questo sogno è stato fatto nell’ottobre 2015” racconta Patrizia “quando la Pubblica Assistenza Humanitas di Scandicci ci ha donato questo immobile”.

Ed è proprio al primo piano di questo edificio, situato in Via dell’Orto 7, che si trova Casa Humanitas.

In totale 500 metri molto luminosi: c’è un lungo e ampio corridoio dove si affacciano le 6 camere, per due persone ciascuna, e i bagni. Oltre l’infermeria e lo spazio con scrivania e poltrona dell’educatore.

Poi c’è una grande sala con diversi tavoli bianchi per mangiare e stare insieme, un piccolo angolo relax con alcune poltrone e un fiabesco murales dello street artist Skim sulla parete.

Il tutto collegato ad una cucina molto organizzata e illuminato da grandi vetrate che danno sul grande cortile dove si trova il palco e lo spazio da ballo della casa del popolo.

Oltre tutto questo c’è anche una sala morbida, cioè una palestra dove fare diversi tipi di attività fisica. Poi, salendo delle moderne scale, si trova una grandissima terrazza a tetto da cui si può ammirare buona parte del circondario.

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