Primo Piano
Storia

Nasce nel 1897. Un gruppo di cittadini sente la necessità di una forma di solidarismo che, in mancanza di valide risposte istituzionali , sia riferimento immediato per chi ha bisogno di soccorso sanitario in caso di malattia o infortunio sul lavoro. Anche se i mezzi possono essere limitati non si può rimanere estranei a questa primaria esigenza di poter salvare un vita, di dare conforto a chi soffre; infatti la città per chi vive sulle colline o nella profonda campagna appare lontanissima e difficilmente raggiungibile per chi ha necessità di recarsi in ospedale o ha bisogno di un medico. Dalle parole occorre passare ai fatti Così un gruppo di volenterosi cittadini fonda la "Compagnia di Pubblica Assistenza Humanitas" di cui il primo Presidente è nominato l'avvocato Dionisio Matinati. Le risorse sono limitate in una realtà prevalentemente agricola ed operaia com'è il comune di allora, ma la solidarietà fra i lavoratori è forte ; ci si basa sulle quote associative, le raccolte di offerte, le fiere di beneficenza per garantire la vita e lo sviluppo della Pubblica Assistenza. Uno dei primi problemi che l'associazione si trova ad affrontare è quello della sede: in un periodo di grossa crescita dell'aggregazione laico e di impegno politico-sociale dei lavoratori, una risposta spontanea viene data dall'allora Società Operaia di Muto Soccorso che ha la sua sede in via dei Rossi. E' questa Società Operai che fornisce alcuni locali per accogliere i volontari e le prime, semplici, attrezzature di soccorso. Il nostro Pensiero va alla realtà della Pubblica Assistenza di allora: pochi volontari che con l'aiuto limitato di cataletto (barella coperta) a spalla, mezzo fornito di due ruote chiamato anche "carro di volata" o "volantina", si recano a piedi, con le condizioni atmosferiche più avverse, a prestare soccorso agli infermieri o infortunati per portargli all'ospedale di Firenze, Più tardi, e fino agli anni '20, il mezzo usato dai volontari è il carro lettiga trainato da un cavallo; il cavallo non è in sede ma in caso di chiamata viene portato ad attaccato al carro. Negli interventi di urgenza all'incessante suono di una campanella i militi, posti al di sopra del carro lettiga( di solito in numero di quattro), si recano sul luogo indicato dove si trova l'infortunato o il malato per prestargli soccorso. Uno di questi carri è conservato in buone condizioni dalla Pubblica Assistenza e viene utilizzato tuttora in occasioni di celebrazioni o feste. Scandicci , la sede della Società di Mutuo Soccorso viene requisita d'autorità e trasformata in casa del fascio. La P.A. Humanitas è allora guidata dal cav. Amedeo Benini è un piccolo imprenditore la cui attività consiste nel restauro di opere d'arte e nella conservazione di edifici di valore artistico; è inoltre un valente pittore. Il presidente ha ben compreso le intenzioni del regime fascista nei confronti delle forme di associazionismo laico e di sinistra: requisire i locali, sciogliere gli organi liberamente eletti, assumerne il controllo in forma diretta i indiretta. Intanto la Pubblica Assistenza continua nel tenace lavoro di assistenza ai malati e agli infortunati, facendosi sempre più apprezzare per il suo impegno in ogni ceto sociale. La sede nel frattempo, siamo nel 1923, è stata trasferita in via Roma (ora via Paoli) dove vengono raccolte le attrezzature ed i mezzi di soccorso. Si ratta di un vasto locale utilizzato in precedenza da un'impresa edile, il quale serve sia da autorimessa che da punto di ritrovo per i volontari che vi attendono le chiamate. Il locale per la segreteria viene trovano nella piazza dove ha sede il Comune ma si tratta di una sistemazione di fortuna. Appare questa complessivamente una sistemazione migliore rispetto alla collocazione provvisoria precedente, ma il problema della mancanza di una sede adeguata rimane inalterato e grave per le prospettive di sviluppo dell'Associazione. La soluzione arriva inaspettata, siamo intorno al 1923-24, grazie alla generosità del Marchese Migliore Torrogiani, il quale, sensibile all'opera dell'Associazione, fa dono al sodalizio, nelle persone dei membri del Consiglio. Il Presidente Benini ha ben preciso il dine a cui è destinata l'area donata dal Marchese Torrigiani, ma si rende conto che il terreno è abbastanza vasto per consentire anche la realizzazione di una Sede per l'Associazione. Una propria sede, riferimento immediato per la popolazione e base per i volontari nell'organizzazione degli interventi di soccorso. Il Presidente dopo alcuni contatti con il Torrigiani, riesce ad ottenere il tanto atteso via libera per l'inizio dei lavori per la sede sociale. Così tra il tripudio dei cittadini di Casellina e Torri , il 24 giugno 1924 viene posta la prima pietra. La realizzazione della Sede (in pratica l'edificio di piazza A.Benini che ospita attualmente la farmacia comunale) si concretizza grazie al lavoro dei volontari che si trovano, soprattutto la domenica, a trasportare la rena con i "barrocci", ad impastare la calcina, a scavare , a mettere mattone su mattone con l'entusiasmo di chi non vede l'ora di avere un edificio. Siamo ormai entrati nel periodo dominato dal fascismo e ovunque il clima è improntato al controllo ed alla limitazione delle spinte popolari. Arriva l'anno fra l'altro in cui il nostro comune cambia nome per decreto: infatti con il Regio decreto del 7 novembre 1929 n2020 il Comune di Casellina e Torri prende la denominazione di Scandicci. Nonostante la recente posta della pietra le nubi all'orizzonte per la giovane Associazione non mancano; infatti il fascismo con R.D.L. n.84 del 1930 impone che tutte le associazioni di volontariato, espressione dell'impegno delle comunità locali e dei propri soci, vengano incorporate nella CRI. Di fronte a questa reale minaccia erano possibili due strade: cedere e quindi far morire l'esperienza nata nel nostro comune o creare una via di uscita, la più possibile indolore, per far sopravvivere la Pubblica Assistenza. Si tratta di accettare a malincuore qualche compromesso, soprattutto a livello formale, con il regime ma con il solo intento di tenere in vita il sodalizio in attesa dell'arrivo di tempi migliori. La strategia del Cav. Amedeo Benini prevede fra l'altro il cambio di nome con quello di " Partito Nazionale Fascista Sezione Assistenziale Humanitas Scandicci". L'altra difficoltà che il regime fascista non può superare per espropriare il patrimonio immobiliare è rappresentata dal fatto che l'area risulta di proprietà, tramite donazione nominativa, di privati cittadini. Passarono diversi anni in cui la vita della Pubblica Assistenza continuò silenziosa, senza scosse, ma non per questo solerte nell'adempimento dei propri compiti statutari. Poi, l'ultimo conflitto con le sue tristi immani vicende. Mentre tutto era avvolto dalla rovina e dal terrore sembrava che lo spirito di conservazione individuale dovesse avere il sopravvento sulla solidarietà e che la collera e l'odio fossero le uniche espressioni umane possibili. In realtà non fu proprio così: come altri sui monti, nei boschi, ovunque, davano il loro contributo al riscatto della Patria presso l'Humanitas, la silenziosa opera del "Milite del Soccorso" continuava ad essere segno di genuina espressione popolare. E' doveroso quindi ricordare con riconoscenza, l'esempio di profonda abnegazione dato dal giovane milite Luciano Nigi che in quel triste periodo, incurante del suo già minato stato di salute, si prodigava nell'opera di soccorso finché la sua fibra cedeva al male: poco dopo la liberazione del Paese, moriva a soli ventidue anni di età.

Continua...