mercoledì 18 ottobre 2017
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Perché le donne fanno ancora volontariato

Fonte: www.volontariatoggi.info

Perché, come indicano i dati dell’indagine ISTAT sugli Aspetti della Vita Quotidiana, nelle organizzazioni di volontariato la quota di donne che fa volontariato è ferma al 45%? Quanto gli impegni domestici incidono sulla partecipazione attiva di una donna al volontariato? Il volontariato può essere motore di cambiamento capace di combattere gli stereotipi anche nel mondo del lavoro? Partendo da queste semplici domande, ma cariche di significato, Ciessevi Centro Servizi per il Volontariato Città Metropolitana di Milano ha organizzato la tavola rotonda “Esperienze di partecipazione, conciliazione ed empowerment”. La tavola rotonda si è svolta ieri, martedì 21 marzo 2017 all’Ufficio Informazione del Parlamento Europeo al Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 59.

La tavola rotonda si inserisce nel ciclo d’incontri distribuiti sull’intero mese di marzo L’Europa è per le donne voluto dall’Ufficio d’Informazione del Parlamento Europeo e vedrà sul palco, al fianco di protagoniste del non profit e del sociale milanese provenienti da Telefono Donna, Auser Milano e Casa delle Donne di Milano, la presentazione dei dati della ricerca “La presenza femminile nelle associazioni di volontariato: specchio o laboratorio di socialità” a cura di Lorenzo Maraviglia dell’Ufficio di Statistica della Provincia di Lucca.

Volontaria

Una ricerca basata sui dati dell’Indagine ISTAT sugli Aspetti della Vita Quotidiana condotta nel 2013 su un campione nazionale rappresentativo di oltre quarantamila individui di età superiore ai 14 anni che ci racconta di una rappresentanza femminile nel mondo del volontariato minore rispetto alla controparte maschile: 45% contro 55% che diventa il 2,9% contro il 3,9% se si parla dell’intera popolazione nazionale. Una proporzione valida “isole escluse” in quanto Sicilia e Sardegna segnano un ribaltamento netto (55% contro 45%), ribaltamento che ci rivela un impegno speciale delle donne nel cambiamento civico e culturale in zone “difficili” del Paese.

Inoltre l’impegno orario delle donne nel Volontariato è quantitativamente superiore (18,5 ore settimanali contro 15,4, 18% in più degli uomini). Anche il “cosa” di questo impegno smentisce diversi pregiudizi: le donne parrebbero lasciare da parte ambiti che la cultura storicamente associa alla loro presenza in famiglia quali “sanità” è “sociale” dando invece più spazio alle tematiche “civiche” (diritti e cittadinanza attiva, ad esempio). Una tendenza che comunque convive con una netta sovraesposizione nel volontariato a sfondo religioso e che contribuisce a delineare un quadro decisamente complesso, tutto ancora da decifrare, nel quale convivono aspetti più tradizionali con elementi di rottura di determinati visioni culturali e ideologiche legate agli stereotipi di genere.

donne-humanitas

Una tradizione che invece sembra difficilmente attaccabile e che replica le dinamiche presenti nel mondo del Lavoro è rappresentata dal rapporto tra posizioni “di potere” e genere all’interno del volontariato organizzato: il 70% delle posizioni apicali (dirigenti) è ricoperto da maschi con un bilanciamento di genere nei ruoli tecnici o di alta specializzazione e una netta sovrarappresentanza femminile solo nei ruoli di servizio, in quelli non qualificati e negli impieghi di segreteria e contabilità.

“Per occasione di crescita professionale e per creare opportunità di lavoro”, ma anche “ho acquisito competenze utili per il lavoro” sono due motivazioni che segnalano la rottura netta tra le motivazioni reali delle volontarie e lo stereotipo diffuso della donna “angelo del focolare”: la donna si impegna, a differenza dei maschi, con l’intenzione di una crescita di skill personali e professionali probabilmente – commenta la ricerca realizzata in partnership con la Fondazione Volontariato e Partecipazione – rispondendo ad un senso di precarietà generato da un mercato del lavoro che nel nostro paese presenta delle barriere di genere ancora evidenti.

Nemmeno lo stato di disoccupazione pare bloccare le donne e la loro voglia di volontariato. Infatti, secondo la Ricerca, se si considera l’interazione fra disoccupazione e genere si può osservare che, mentre l’effetto negativo della prima sulla propensione al volontariato si intensifica per gli uomini, esso tende a sparire per le donne, anche alla luce delle motivazioni d’impegno civico elencate pocanzi. Le donne fanno, insomma, volontariato anche quando sono disoccupate perché legano a doppio giro l’impegno civico con l’accrescimento personale e l’arricchimento del curriculum.

Questi, altri dati e relativi ulteriori sviluppi di orizzonte e di senso sono stato presentati, affrontati e discussi durante l’incontro moderato da Diana De Marchi, Presidente Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano.

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