mercoledì 22 novembre 2017
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Il Servizio Civile Universale è legge ed è per tutti. Pagina storica per il volontariato

Fonte: social.corriere.it

A 45 anni dall’introduzione della legge 772 “Norme in materia di obiezione di coscienza”, oggi l’Italia del volontariato scrive una delle pagine migliori della sua storia con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri dell’istituzione del “Servizio civile universale”. Il decreto legislativo licenziato quest’oggi completa l’iter del primo tassello della riforma del Terzo Settore e impegna lo Stato a coinvolgere annualmente 100mila giovani. Un traguardo che sino a qualche mese fa pareva impossibile visto che la media di ragazzi impiegati nei progetti era di diecimila contro circa novantamila richieste respinte. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, ha salutato così l’approvazione:

“Abbiamo mantenuto un impegno con i giovani. È un passo avanti importante”.

Ma le buone notizie non riguardano solo il numero di giovani coinvolti.

Servizio-Civile-Universale

COSA CAMBIA PER I RAGAZZI – SI APRE AGLI STRANIERI E SI POTRA’ OPERARE ALL’ESTERO

Rispetto alla precedente Legge (L.64/01) sono diverse le novità che riguardano il comparto. Innanzitutto la possibilità di accesso ai cittadini dell’Unione Europea e agli stranieri soggiornanti regolarmente in Italia, oltre ad un meccanismo di premialità verso gli enti che garantiranno l’inserimento nei progetti di giovani in situazioni di svantaggio. I ragazzi impiegati nei progetti sul territorio italiano potranno infine svolgere tre mesi di attività in uno dei Paesi membri dell’UE per rafforzare il senso comunitario, o in alternativa richiedere un’azione di tutoring per l’accesso al mercato del lavoro.

LA BATTAGLIA VINTA DALLE ASSOCIAZIONI – RIDUZIONE DELLE ORE E FLESSIBILITA’

C’è poi un’altra battaglia di cui si è parlato poco, combattuta dietro le quinte di palazzo Montecitorio, ma che è stata vinta dalle organizzazioni non-profit e anche dai tanti volontari che a gran voce nelle scorse settimane avevano lanciato sui social la campagna #serviziocivile20ore. Non saranno 20 ma neppure 30 come prima: 25 ore settimanali che avvicinano il servizio civile a quello spirito volontario con cui era stato concepito e lo pongono sempre più distante da quell’idea distorta che lo faceva assomigliare ad un escamotage per mascherare “lavoratori a basso costo”. Inoltre i progetti, oltre a valorizzare nel curriculum vitae le competenze acquisite durante il servizio,  terranno conto delle esigenze di vita dei giovani e saranno orientati a garantire una flessibilità con durata modulare da otto a dodici mesi. Invariata invece l’età per partecipare: potranno farne richiesta tutti i giovani con un’età compresa tra i 18 ed i 29 anni (non ancora compiuti).

COSA CAMBIA SUL FRONTE ORGANIZZATIVO

A programmare le azioni su base triennale, controllare con indagini ispettive, valutare e verificare lo svolgimento da parte degli enti accreditati sarà lo Stato. Ruolo importante anche per Regioni e Province autonome che sono chiamate a partecipare attraverso la cooperazione nella realizzazione degli interventi. Così come centrale sarà il ruolo della Consulta nazionale per il servizio civile e la Rappresentanza degli operatori volontari chiamati a confrontarsi con lo Stato per l’attuazione del SCU che si svilupperà tenendo conto dei macro-ambiti di intervento contenuti nel decreto: protezione civile, assistenza, patrimonio ambientale e riqualificazione urbana, nonviolenza e difesa non armata, patrimonio storico, artistico e culturale, educazione, promozione culturale e sport, agricoltura in zona di montagna e sociale, biodiversità, promozione della pace tra i popoli, promozione e tutela dei diritti umani, cooperazione allo sviluppo, promozione della cultura italiana all’estero e sostegno alle comunità di italiani all’estero. Per quanto riguarda gli enti, sia pubblici che privati, che potranno programmare, sviluppare e realizzare i progetti in cui verranno impiegati i giovani dovranno essere iscritti presso un Albo apposito.

UNA VITTORIA DI TUTTI CHE CONTINUA IN UE – ORA L’ATTENZIONE SI SPOSTA SULLA RIFORMA

E se il mondo dell’associazionismo ha salutato con un plauso il decreto ora già guarda a Bruxelles, dove nelle prossime settimane l’Italia sarà chiamata a dare il proprio contributo per il nuovo impianto normativo al vaglio della Commissione UE per l’attuazione del “Corpo di solidarietà”, primo tassello del servizio civile comunitario.

Entro i confini italiani invece l’attenzione del non-profit torna a concentrarsi sugli altri punti della Riforma del Terzo Settore che da un lato desta preoccupazione per i tempi stretti che riguardano il percorso dei decreti legislativi e dall’altro lascia il welfare privato in allerta a causa di una bozza di decreto che starebbe circolando in via informale in questi giorni e che apre scenari per nulla soddisfacenti a sentire diverse sigle.

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