sabato 23 settembre 2017
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Donne sfregiate con l’acido: come comportarti in caso di soccorso?

Fonte: www.emergencylife.it

Rischia di perdere la vista la ventottenne riminese Gessica Notaro, aggredita nei giorni scorsi con l’acido dal suo ex compagno e stalker Jorde Edson Tavares. L’uomo ieri ha gettato in faccia alla giovane donna una bottiglia piena d’acido. Gessica ora rischia lesioni permanenti e la perdita della vista. Si trova all’Ospedale di Cesena in gravi condizioni ma non è in pericolo di vita.

Ma come deve comportarsi il soccorritore o il first responder che interviene in caso di queste gravi aggressioni?

Prima di tutto all’arrivo sulla scena la prima valutazione da fare è la sicurezza: capire quanto acido c’è nella zona, quanto grave è la situazione e se l’aggressore è nei paraggi, o se c’è qualche testimone o presenza che può aiutarci nella seconda cosa da fare, dopo aver valutato la gravità dell’ustione: ovvero l’eventuale ricerca di una fonte d’acqua in abbondanza.

violenzaindiatuttacronaca

Molti soccorritori hanno un dubbio: l’acqua è davvero il composto più adeguato per lavare via l’acido da una ferita simile? L’unica risposta è si, con una postilla: in grandi quantità, perché l’acqua è una sostanza anfotera e per eliminare questa caratteristica bisogna aumentare il più possibile la quantità utilizzata per il lavaggio. Non è un caso infatti che sulle scatole degli acidi e dei detersivi sia sempre indicato di lavare con acqua corrente eventuali spruzzi di acido che finiscano su pelle, occhi o vestiti. Poca acqua infatti avrebbe l’effetto opposto a quello desiderato. Vediamo perché:

– L’acqua in chimica è considerato un composto anfotero. Si comporta cioè come base con gli acidi, e come acido con le basi. In quantità equilibrate (X acido e X acqua) l’acido farà da base e quindi alimenterà la reazione chimica dell’acido, aumentandone l’azione.

Quindi torniamo al nostro caso:

– Se la persona è stata aggredita con l’acido bisogna immediatamente lavare con acqua corrente o grandi quantità di acqua il paziente, in maniera continuativa, fino a quando non c’è certezza che l’acido sia stato completamente lavato via. Anche la fisiologica che c’è in ambulanza va bene (anzi, benissimo). L’importante è usarne molta e non lesinare sulle quantità.

– Durante l’azione di soccorso, non sottovalutate l’azione degli acidi e degli agenti chimici. pizzicore in gola, nel naso, o bruciore agli occhi potrebbero essere sintomo di un contagio dell’agente chimico, che combinandosi con l’acqua (ma solitamente avviene con poca acqua) si trasforma in gas e aggredisce sotto altra forma il soccorritore. L’area a contatto con l’acido – a seconda della velocità di intervento – risulterà più o meno compromessa. Spesso però è richiesto un intervento chirurgico affinché venga ripristinata la parte colpita.

– Non sottovalutare il forte dolore fisico che avverte il paziente. In fase iniziale il paziente potrebbe essere in stato di schock, perdita di sensi, perdere il controllo degli sfinteri o avere una crisi epilettica. Sono sintomi secondari rispetto all’azione dell’acido. Il risveglio del paziente è poi una seconda fase critica: il dolore che viene provato dalla vittima è grave e prolungato, con una forte sensazione di bruciore.

La vittima di ustione chimica va quindi lavata con acqua accorrente in abbondante quantità. E’ consigliabile la rimozione di eventuali tessuti che potrebbero essersi imbevuti di sostanza chimica. Se sono presenti orecchini, collane, o piercing, questi non vanno toccati (saranno rimossi in ospedale). Una volta lavata la zona interessata, attivato il 118 o – se già soccorritori volontari sul posto – attivata la MSA, si può procedere alla ricerca della bottiglietta con cui l’aggressore ha colpito la vittima. In questo caso si potranno recuperare importanti informazioni come l’agente chimico primario, che può essere quindi tamponato dal medico con gli opportuni medicinali e le opportune pratiche.

Ricordatevi che le ustioni si possono classificare in diverso modo, perché sono danni cutanei conseguenti al contatto della pelle con agenti corrosivi, con agenti che hanno temperature superiori a quella corporea o alla corrente elettrica (esistono poi ustioni da raggi gamma e radiazioni). Il potere corrosivo dell’agente, il tempo di esposizione all’agente, la zona di contatto e l’età del soggetto condizionano la gravità dell’ustione. Purtroppo le ustioni da liquido sono più estese di quelle da solido, anche se non vanno sottovalutate le polveri chimiche che possono creare danno, come la calce viva.

Il danno da ustione è facilmente visibile: si tratta di una reazione infiammatoria con vasodilatazione e aumento della permeabilità dell’epidermite, con fuoriuscita di plasma, seguita da trombosi dei vasi dermici, necrosi coagulativa e – in casi gravi – necrosi del derma e del sottocute.

Va sempre valutata l’ustione e – indipendente dalla causa – bisogna considerare profondità, estensione e sede colpita. Per la valutazione dell ustioni va usata una semplice regola, la “regola del 9″
  • schema_valutazione_ustioniTesta e collo % 9
  • Torace e addome % 18
  • Tronco posteriore e glutei % 18
  • Arto superiore dx %9
  • Arto superiore sx % 9
  • Arto inferiore dx % 9
  • Arto inferiore sin % 9
  • Genitali % 1

Diverso il discorso nel bambino dove le percentuali crescono perché è minore la dimensione corporea.

Quindi, in sintesi, arrivati sul posto va effettuata

  1. Precauzioni di carattere generale: il personale che tratta i pazienti ustionati può essere a rischio di contrarre infezioni (HIV, epatiti C e B), e quindi deve usare DPI
  2.  Immediatamente arrestare il processo ustionante, rimuovere gli abiti dell’area interessata, lavare in abbondanza tutte le aree venute a contatto con sostanze chimiche, interrompere il flusso di corrente in caso di lesioni da elettricità. Qui si ferma l’attività consentita al volontario.
  3. Rianimazione idroelettrolitica. L’infermiere o il medico utilizza la formula universalmente utilizzata nelle prime 24 ore post ustione nell’adulto è: 2-4 ml di ringer lattato x il peso corporeo in kg x la % della superficie corporea ustionata. Il 50% nelle prime 8 ore il rimanente nelle 16 ore successive
  4. Parametri vitali, da valutare con opportuna frequenza
  5. Posizionamento del sondino nasogastrico, ustioni > 20% determinano ileo paralitico con dilatazione gastrica
  6. Posizionamento del catetere vescicale con termistore
  7. Valutazione della perfusione delle estremità, ischemie dovute all’edema al di sotto dell’escara con il rischio della sindrome compartimentale
  8. Valutazione continua dell’attività respiratoria
  9. Gestione del dolore e valutazione psicosociale

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