giovedì 23 novembre 2017
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Cade elicottero del 118, sei vittime: due salvarono vite al Rigopiano

Fonte: www.corriere.it

Il velivolo caduto durante il recupero di un ferito su una pista da sci. Morti pilota, medico, infermiere, due tecnici del soccorso alpino e lo sciatore. Condizioni meteo pessime: la scarsa visibilità, o un guasto tecnico potrebbero aver provocato lo schianto

di Antonella De Gregorio e Giusi Fasano

Un elicottero del 118 con a bordo sei persone è precipitato martedì intorno alle 12.15, a Campo Felice, nell’aquilano, sul Gran Sasso. Tutte morte le sei persone a bordo: un pilota, un medico, un infermiere, un addetto del soccorso alpino, un verricellista e uno sciatore che si era infortunato ed era stato appena prelevato per essere trasportato all’ospedale de L’Aquila.

Le vittime

Le vittime sono Walter Bucci, 57 anni, medico rianimatore del 118 Asl dell’Aquila, Davide De Carolis, tecnico dell’elisoccorso del soccorso alpino e consigliere comunale di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), Giuseppe Serpetti, infermiere, Mario Matrella, verricellista, Gianmarco Zavoli, pilota. L’elicottero stava trasportando Ettore Palanca, lo sciatore cinquantenne, maître dell’Hotel Rome Cavalieri di Roma, che si era infortunato sciando e aveva «fratture importanti agli arti», secondo quanto dichiarato da Andrea Lallini, gestore dell’impianti sciistici di Campo Felice, che ha spiegato che Palanca è stato soccorso sulle piste da personale del primo intervento che lo ha portato a valle in barella, dove è stato visitato dal medico di turno, che ha ritenuto opportuno chiamare l’elicottero». «Abbiamo seguito la procedura standard che si segue in questi casi, ha aggiunto. «Il soccorso poteva essere effettuato solo da un elicottero dotato di verricello», ha confermato il responsabile del 118 e dell’elisoccorso de L’Aquila, Gino Bianchi, in un’intervista a Tg2000.

Tra le sei vittime dell’elicottero del 118: il medico, il soccorritore, il maître
Tra i soccorritori del Rigopiano

Tra le vittime, due avevano partecipato attivamente, nei giorni scorsi, alle operazioni di soccorso all’hotel Rigopiano, travolto il 18 gennaio da una valanga. Davide De Carolis, racconta su Facebook un amico, Roby De Paolis: «lavorò il 20 gennaio anche a Rigopiano e salvò alcune vite». Scrive del coraggio di Davide, di come insieme a lui e a un vigile del fuoco si trovò a scavare tra le macerie dell’hotel , entrando in una buca angusta in cui la scientifica aveva rilevato segnali di più di un cellulare. Stessa cosa accadde ad Accumoli, «la notte del 24 agosto, dopo il terremoto», racconta ancora Roby. Anche allora lui e Davide furono tra i primissimi ad arrivare. Scelsero una casa tra le tante, «forse la peggio messa, quella con più macerie e alla fine dopo più di cinque ore tirammo fuori Luciano, un simpatico sessantenne che era stato dato per morto vista la quantità di macerie che aveva creato il crollo della sua casa». Anche Walter Bucci, medico rianimatore, aveva lavorato due giorni tra le macerie dell’albergo Rigopiano. Luigi Caterina, del Soccorso alpino di Chieti, lo ricorda così: «era un medico rianimatore storico del 118 e del Soccorso alpino, lo faceva da molti anni. Dopo essere stato qui a Rigopiano per alcuni giorni, era tornato oggi a fare il suo lavoro, il dottore della Asl dell’Aquila. Era sempre di buon umore, gli piaceva la compagnia».

«Dolore»

I corpi delle vittime sono stati portati all’obitorio dell’Aquila. Un minuto di silenzio è stato osservato nell’Aula di Palazzo Madama, per esprimere «cordoglio e vicinanza» alle vittime. Il presidente Mattarella ha espresso il suo «profondo dolore».

Inchiesta

Sulla vicenda, l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo ha aperto un’inchiesta. «Lo schianto c’è stato una manciata di minuti dopo il decollo. L’elicottero era atterrato, non aveva neanche spento le pale, ha caricato il ferito ed è decollato di nuovo. Poi la tragedia», ha dichiarato il gestore, Andrea Lallini. I resti del velivolo saranno vigilati dalle forze dell’ordine. Mercoledì gli investigatori saliranno nuovamente in quota per recuperare la «scatola nera»: il registratore di volo che consentirà di ricostruire nel dettaglio le fasi di volo, dal decollo fino allo schianto .

«Sentito botto»

Loris Fucetola, istruttore di fondo, che ha dato l’allarme dopo lo schianto, ha raccontato che «l’elicottero volava basso e piano, c’era molta nebbia non si vedeva a pochi metri, seguiva la strada mentre andava verso la stazione di Campo Felice dal valico della Crocetta. Quando è tornato indietro ho prestato attenzione poi ho sentito un botto, un forte rumore, penso l’ impatto con la montagna. Il motore ha continuato a girare per un minuto poi non ho sentito più nulla. E ho chiamato subito il 118». Indagano anche i Carabinieri del comando provinciale dell’Aquila. L’elicottero sarebbe precipitato da un’altezza di 600 metri, in una zona fortemente innevata e montuosa a circa 1600 metri di quota in corrispondenza del km 14 della strada statale 696, a poche centinaia di metri dall’Hotel La Vecchia Miniera.

Bufera

Nella zona le condizioni meteo erano proibitive: bufera, forte vento, scarsa visibilità. L’incidente potrebbe essere stato provocato proprio dalle condizioni meteo. Le altre ipotesi all’esame sono l’impatto con un cavo sospeso, oppure un guasto meccanico. Testimoni hanno parlato di un boato. Lo schianto dell’elicottero contro il Monte Cefalone, secondo quanto riferito dai Carabinieri Forestali, è stato terribile: in quota c’è una pendenza vicina al 100% e il suolo è inclinato di 45 gradi. I soccorritori, quando sono arrivati sul posto, si sono trovati davanti una scena «terrificante», con la coda dell’elicottero e la fusoliera praticamente disintegrate.

Zona impervia

Il mezzo era partito dal Centro operativo comunale di Penne, quartier generale dei soccorsi per l’Hotel Rigopiano, ma non era impegnato nei soccorsi a Farindola. Le prime foto dell’incidente hanno mostrato la coda dell’Aw 139 – la sigla è Ec-Kjt – spaccata in più parti, con la cabina schiacciata su se stessa, in parte sepolta nella neve. L’incidente è avvenuto in una zona impervia, in un canalone a un chilometro dalle piste e i soccorritori sono arrivati nelle vicinanze con gli sci, mentre i gatti delle nevi sono rimasti bloccati a pochi metri dai rottami. «È distrutto», la frase che è rimbalzata, inizialmente. Poi un’altra, peggiore: «Ci sono vittime». Le immagini della diretta di Corriere.it hanno raccontato la difficoltà di arrivare sul posto: soccorritori saliti al rallentatore, quasi scalando la montagna, assicurandosi con le corde. Lo stesso nella discesa, togliendosi gli sci e tenendo in qualche modo «frenate» le slitte che portavano le salme.

Soccorsi da Penne sugli sci

Un gruppo del soccorso speleologico alpino dotato di sci è partito dal Centro operativo comunale di Penne. Impegnati oltre ai carabinieri anche i vigili del fuoco. Si è alzato dalla base di Rieti anche l’elicottero dell’Aeronautica Militare HH212, del nono Stormo di stanza a Grazzanise (Caserta). Da Campo Felice sono accorsi anche i maestri di sci con attrezzatura da sci alpinismo, che permette la marcia sulla neve non battuta, anche in salita. Sul luogo della tragedia è arrivato il sostituto procuratore Simonetta Ciccarelli, a bordo di un’auto dei Carabinieri Forestali.

Cordoglio

«Esprimo il mio più sentito cordoglio per le vittime di questa sciagura e prego affinché sia finita la sequela di eventi luttuosi che ha colpito l’Abruzzo», ha scritto su Facebook il governatore dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso. «Dolore per i soccorritori del #118 che dedicano la loro vita al servizio degli altri. Vicina alle famiglie», le parole di solidarietà per le vittime e per chi è stato impegnato nei difficili soccorsi scritte su Twitter la ministra della Salute Beatrice Lorenzin.

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