mercoledì 22 novembre 2017
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Sisma, il grido d’allarme dei sindaci: “Fate presto o qui sarà un deserto”

di Antonio Piccirilli, Fonte: www.today.it 

Meno burocrazia, un intervento immediato sulla viabilità e poteri speciali per gestire l’emergenza: i sindaci dei paesi terremotati chiedono un cambio di passo al governo e lanciano la proposta di una no tax area per far ripartire l’economia. Il più polemico è Sergio Pirozzi, primo cittadino di Amatrice: “Ci stanno abbandonando, ma la nostra dignità non fa rima con coglionaggine”

Il coro è unanime: non c’è un minuto da perdere. La parola d’ordine è “fare presto”, agire prima che la rassegnazione prenda il sopravvento. Ad una settimana dall’ultimo sisma che ha sconquassato la Valnerina, i sindaci dei comuni terremotati vogliono mettere le cose in chiaro: o si esce dal pantano burocratico o sarà il deserto. Il più polemico è Sergio Pirozzi, primo cittadino di Amatrice: “Non è che la dignità è segno di coglionaggine”, si sfoga a Radio Cusano Campus. “Se entro 20 giorni non si rimette la viabilità in sesto io evacuo il Paese, chiudo tutto, e chi vuole Cristo se lo prega”, dice. E assicura. “La mia non è una provocazione”. Difficile dargli torto: “Se non c’è la viabilità, se non esiste sicurezza stradale, chi rimane qui cosa resta a fare?”. Secondo Pirozzi il paese è ancora per ¾ isolato. “Ho dovuto chiudere la scuola a tempo indeterminato perché le strade non sono in sicurezza”.

terremoto-camerino

Un problema, sottolinea, preesistente al sisma del 30 ottobre, “perché io già in data 14 settembre avevo segnalato che due complanari erano fondamentali per permettere il collegamento interno alle 69 frazioni. Purtroppo per questioni burocratiche e rimpalli su chi doveva fare cosa, noi siamo fermi”. Come dire: siamo alle solite. “La burocrazia è giusta se è tesa ad eliminare eventuali infiltrazioni malavitose – osserva il primo cittadino – ma in una fase emergenziale bisognerebbe darei dei poteri speciali a qualche persona specchiata. Qui secondo me non è stato fatto questo salto di qualità, ma io sono un semplice sindaco di montagna…”.

UNA NO TAX AREA NELLE ZONE DEL SISMA – Parlando in Aula alla Camera, nel corso della giornata dedicata ai Comuni, Pirozzi ha poi lanciato la proposta di una no tax area  per far ripartire le aree del cratere sismico. “E’ l’unica strada per far ripartire queste zone – ha aggiunto Pirozzi – perché molte persone stanno pensando di non tornare più in questi borghi”. E poi l’amara sensazione di sentirsi abbandonato. “Quando mi dicevano vedrai che quando si spengono le luci dei riflettori ti abbandoneranno, io restavo esterrefatto. Dicevo non è possibile. Ma poi – ha sottolineato – passano due mesi e io oggi ho problemi di viabilità perché non si capisce chi deve fare cosa e come lo deve fare. Io ho la sensazione che forse qualcuno ci sta abbandonando”.

Anche Nicola Alemanno, sindaco di Norcia, chiede un cambio di passo al governo pur riconoscendo che “le istituzioni stanno funzionando”. Ma la ricetta è simile a quella indicata dal collega di Amatrice: via lacci e lacciuoli, lasciateci lavorare. Si “devono mettere in piedi due fondamentali pilastri che sono la scuola e il lavoro”, ha detto Alemanno parlando in Aula. “Abbiamo bisogno di fare presto, abbiamo bisogno di mettere mano a strumenti che possano dare risposte reali. Dobbiamo far sì che la burocrazia non distrugga ciò che il terremoto non è riuscito a mettere a terra. Noi chiediamo a gran voce: fateci fare”. 

Marco Rinaldi, sindaco di Ussita, chiede invece correttivi al decreto licenziato dal governo: “Dal sollievo dai mutui Cdp e Mef per i Comuni terremotati, il ristoro del mancato gettito Imu-Tasi e la restituzione delle rate già pagate del fondo di solidarietà comunale. Così riparte il tessuto economico delle zone colpite”.

“Nell’area del sisma – ha continuato Rinaldi – ci sono molti ‘Comuni imprenditori’, soprattutto nel turismo. Penso ai tanti impianti sportivi di proprietà comunale su cui serve un aiuto immediato per sopperire al mancato incasso, alla messa in sicurezza o ricostruzione e alla garanzia un minimo di occupazione ai dipendenti che in queste strutture lavoravano”. 

Nelle zone terremotate sta arrivando l’inverno. Il timore dei sindaci è che possa dare il colpo di grazia ai borghi già semidistrutti e svuotati. Sergio Pirozzi non usa la diplomazia: “In tempi non sospetti dissi che per noi il periodo critico sarebbe stato tra novembre e marzo. Che nessuno dimentichi che questa gente, la mia gente, ha avuto 237 morti. Non se lo dimentichi mai nessuno. Perché noi abbiamo 113 chiese che non ci sono più. Non c’è più un’attività economica. E allora non è che la dignità, non fare il pianto, significa che uno è che coglione. Io sono uno che se gli si dà una parola, poi pensa che quella parola valga”. 

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